Per gli scrittori gli anni ottanta sono un terreno ricco e tutto da esplorare. Le turbolenze sociali e politiche di quel decennio offrono lo sfondo perfetto per il romanzo d’esordio a doppia linea temporale di Claire Lynch ambientato in parte nel 1982 e in parte ai giorni nostri. Apparentemente, è la storia del rapporto tra un padre e una figlia. Heron, un uomo anziano e abitudinario, ha appena ricevuto una diagnosi di cancro terminale, ma invece di condividerla con la figlia, Maggie che ora ha una propria famiglia, sceglie di affrontare da solo il peso della notizia. Scopriamo che Heron ha cresciuto Maggie da solo e diventa chiaro che il desiderio di proteggerla da ogni sofferenza è stato una costante nella sua vita. Non si parla mai della madre: si sa solo che Heron ha divorziato molti anni prima. Solo quando Lynch ci riporta al 1982, scopriamo la verità. Quando Maggie era ancora una bambina, sua madre Dawn, che all’epoca aveva 23 anni, aveva incontrato un’altra donna a un mercatino dell’usato. Era stato un incontro casuale, ma tra le due era scattato subito qualcosa, un amore. Il romanzo di Lynch non solo dà parola a migliaia di persone costrette al silenzio da pregiudizi legati ai “tempi diversi”, ma urla quell’ingiustizia pagina dopo pagina.
Joanna Cannon, The Guardian
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Questo articolo è uscito sul numero 1624 di Internazionale, a pagina 79. Compra questo numero | Abbonati