Il romanzo sulla caduta del muro di Berlino e sulla riunificazione è un genere ben consolidato nella letteratura tedesca contemporanea. Lutz Seiler in Stella 111 lo affronta in modo diverso, e all’improvviso un evento storico del quale pensavamo di conoscere tutto rivela qualcosa di inedito. Com’è possibile? Semplicemente spostando il punto di osservazione su un altro posto: non là dove soffia il vento della storia, ma dove quella frattura epocale è accolta come un’occasione improbabile per liberarsi dei vincoli del sistema. Ci si è liberati dei “papponi” della Repubblica Democratica Tedesca (Ddr) e ora non bisogna farsi ingabbiare da quelli del capitalismo. La Ddr crolla e per un breve momento si crea un vuoto di potere che sembra una concreta utopia. Nelle rovine della ex capitale si riunisce una società inclassificabile: è bohème o guerriglia urbana? È punk o romanticismo anarchico? Rivolta o comune? In ogni caso questo ambiente (che già esisteva ai tempi del muro di Berlino) sente il cambiamento nell’aria e occupa sistematicamente case tra il centro di Berlino e Prenzlauer Berg, preparandosi alla resistenza prima che i vecchi proprietari reclamino i loro beni. E tra loro piomba Carl Bischoff, un giovane della Turingia. Solo per aver creato un protagonista del genere, a Lutz Seiler spetta una gloria letteraria imperitura.
Ijoma Mangold, Die Zeit
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Questo articolo è uscito sul numero 1624 di Internazionale, a pagina 79. Compra questo numero | Abbonati