“Chi va piano va sano e va lontano”, dice un proverbio italiano. La prudenza è d’obbligo nell’attuazione dei piani per la riapertura che molti paesi stanno tentando dopo un estenuante periodo d’isolamento. La diminuzione della mortalità dovuta al covid-19 e l’alleggerimento della pressione sugli ospedali permettono di allentare la morsa. È un’esigenza dettata dall’accentuarsi delle disuguaglianze sociali e scolastiche, dal rischio di una depressione collettiva e dalla necessità di una ripresa economica. Ma anche se tutti vorrebbero voltare pagina, è chiaro che la strada è ancora lunga, tante sono le incertezze che rimangono a proposito del comportamento del Sars-cov-2 e della nostra capacità di eradicarlo senza ricorrere all’isolamento. Né le modalità precise del contagio né l’intensità esatta della sua diffusione sono note. Non sappiamo neanche che ruolo hanno i bambini nella trasmissione del virus, o se la temperatura influenza la sua attività. Da diversi paesi del mondo arrivano messaggi d’avvertimento: nuovi focolai in Cina, a Wuhan e vicino alla frontiera con la Russia; ricomparsa del virus in Corea del Sud; un’impennata di nuovi casi in Russia e in Brasile, il paese che a giugno potrebbe diventare il nuovo epicentro della pandemia; aumento del numero di riproduzione di base in Germania. Ovunque la ripresa della vita sociale, degli scambi, della circolazione, e la riapertura delle frontiere si presentano come sfide terribili. Viviamo “su un sottile strato di ghiaccio”, ha riassunto la cancelliera tedesca Angela Merkel. In molti paesi l’opinione pubblica, inquieta per la possibilità di nuove ondate di contagio e preoccupata dalle notizie incerte che vengono dal mondo, spinge i leader alla prudenza. Mai i governi di tutto il mondo si sono trovati a gestire un’aggressione così feroce e imprevedibile, avendo a disposizione solo strumenti che rischiano di moltiplicare i danni paralizzando le attività. Un motivo in più per ascoltare umilmente i cittadini e cercare di guadagnarsi la loro fiducia, e per trarre il prima possibile degli insegnamenti da una crisi senza precedenti con cui dovremo convivere ancora a lungo. u ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1358 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati