La mostra Masculinities: liberation through photography al Barbican centre di Londra è un’indagine sul modo in cui la fotografia e il cinema hanno riflettuto sul concetto di mascolinità, nelle sue contraddizioni e complessità, all’interno di diverse culture. Divisa in sei parti, ha raccolto quasi trecento opere di più di cinquanta artisti internazionali che, dagli anni sessanta a oggi, hanno affrontato temi come il potere e il patriarcato, il corpo nero, gli stereotipi di genere, la paternità e la famiglia.

“In alcune parti del mondo il ruolo dominante dell’uomo nella gerarchia sociale è ancora molto forte. In Europa e in Nordamerica, le caratteristiche che definivano la figura maschile, legate alla forza fisica e all’aggressività, sono state ribaltate negli anni sessanta, nel clima della rivoluzione sessuale e della lotta per i diritti civili”, spiega Jane Alison, curatrice della mostra. Nella prima sezione, chiamata ­“Di­srupting the archetypes”, sono raccolti i lavori degli artisti che hanno sfidato stereotipi legati alla virilità.

C’è la serie Taliban, in cui il fotografo Thomas Dworzak ha raccolto i ritratti trovati nel 2002 in uno studio fotografico di Kandahar, in Afghanistan, in cui coppie di taliban posavano su fondali fioriti, con gli occhi truccati, mentre si tenevano per mano.

Peter Hujar, David Brintzenhofe applying makeup (II), 1982 (Peter Hujar Archive/Pace/MacGill Gallery and Fraenkel gallery)

Un’altra parte è dedicata ai fotografi che hanno cominciato a lavorare negli anni in cui si affermava il movimento per i diritti lgbt. Autori come Hal Fischer, che nella serie _ Gay semiotics ha classificato i tipi di omosessuali di San Francisco nel 1977 a partire dal loro abbigliamento. La sezione “Family and fatherhood” _presenta, tra gli altri, il lavoro della fotografa polacca Aneta Bartos, che per quattro anni si è ritratta insieme a suo padre.

Karlheinz Weinberger, Horseshoe buckle, 1962.

“Credo che questa mostra possa arricchire la nostra comprensione di cosa significhi essere uomo nel mondo di oggi, soprattutto sullo sfondo del movimento #MeToo”, ha detto la curatrice.◆

Adi Nes, Untitled, dalla serie Soldiers, 1999.
Catherine Opie, Rusty, 2008. (CATHERINE OPIE, COURTESY REGEN PROJECTS, LOS ANGELES AND THOMAS DANE GALLERY, LONDON)
Hank Willis Thomas, Are you the right kind of woman for it?, dalla serie Unbranded: reflections in black by Corporate America, 1968-2008
Thomas Dworzak, Taliban portrait, Kandahar, Afghanistan, 2002.
Hal Fischer, Street fashion: Jock, dalla serie Gay semiotics, 1977-2016. (HAL FISCHER, COURTESY OF THE ARTIST AND PROJECT NATIVE INFORMANT LONDON)GALLERY, LONDON)

La mostra Masculinities: liberation through photography al Barbican centre di Londra doveva durare fino al 17 maggio, ma è stata chiusa a seguito dei provvedimenti legati alla diffusione del nuovo coronavirus.

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Questo articolo è uscito sul numero 1351 di Internazionale, a pagina 60. Compra questo numero | Abbonati