Masahisa Fukase è considerato un maestro della fotografia giapponese. Morto nel 2012, è conosciuto soprattutto per la sua serie Ravens (Corvi). Era nato nel 1934 in una famiglia di fotografi, che per due generazioni gestirono uno studio a Bifuka, nella provincia di Hokkaidō, dove Fukase imparò a sviluppare le pellicole all’età di sei anni. Dopo gli studi universitari a Tokyo, sarebbe dovuto tornare a casa per proseguire l’attività di famiglia, ma decise di restare nella capitale, dove lavorò come fotografo e si sposò.
Tornò a Hokkaidō solo nel 1971, dopo quasi vent’anni di assenza. In quell’occasione capì che lo studio era il luogo giusto per la sua nuova serie fotografica, in cui avrebbe ritratto la sua famiglia. Nacque così il progetto Kazoku (Famiglia), che continuò fino al 1989. Negli scatti ritrasse gli zii, i nonni, i nipoti, i genitori, da soli e in gruppo, se stesso e la moglie. A volte inserì delle modelle, spesso nude, che non facevano parte della famiglia. E in alcune foto anche lui e i familiari sono seminudi, come quelle in cui la moglie indossa solo un koshimaki, la biancheria che si porta sotto il kimono.
La serie si concluse quando morì suo padre e lo studio Fukase fallì. Cominciato come un esperimento artistico, il progetto è diventato una sorta di archivio della memoria familiare: “Il tempo passa inesorabilmente, e tutti muoiono. Mi sembra che qui vecchi, giovani, bambini e anche io non siamo altro che fotografie bloccate in un vecchio album”, si legge nel testo di Fukase, pubblicato nella nuova edizione del libro Family (Mack 2019). ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1340 di Internazionale, a pagina 62. Compra questo numero | Abbonati