Un algoritmo può prevedere la propensione alla violenza e il rischio di recidiva di chi è in prigione? Da quindici anni la Catalogna usa un software per farlo, decidendo così chi può accedere a permessi e alternative alla carcerazione. Ma ci sono molti dubbi sul suo funzionamento. Detenuti, avvocati e attivisti criticano la mancanza di trasparenza: nessuno è in grado di capire con esattezza il modo in cui funziona l’algoritmo. E alcuni giudici stanno cominciando a ignorarlo. Nonostante le criticità, software di questo tipo sono però molto diffusi, dagli Stati Uniti ai Paesi Bassi.
Il reportage video di Arte.
Questo video è prodotto dalla piattaforma europea Arte ed è disponibile in dieci lingue grazie a un progetto di collaborazione tra vari giornali europei: Balkan Insight (Birn), El País (Spagna), Gazeta Wyborcza (Polonia), Internazionale (Italia), Ir (Lettonia), Kathimerini (Grecia), Le Soir (Belgio), Sinopsis (Birn Romania). Il progetto, coordinato da Arte, è finanziato dall’Unione europea in seguito all’invito della Direzione generale delle reti di comunicazione, dei contenuti e delle tecnologie (Cnet) di creare piattaforme multimediali europee.
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