Il 12 febbraio Tom Homan, l’inviato di Donald Trump a Minneapolis, ha annunciato la fine della grande operazione antimmigrazione nella città del nord degli Stati Uniti, dopo settimane di tensioni e l’uccisione di due manifestanti.

“Ho proposto di mettere fine all’operazione, e il presidente Trump ha accettato”, ha dichiarato durante una conferenza stampa Homan, responsabile della campagna di espulsioni di massa di migranti dell’amministrazione.

“Una significativa riduzione del numero degli agenti è già stata attuata questa settimana, e proseguirà nella prossima”, ha aggiunto.

A partire da dicembre migliaia di agenti federali dell’immigrazione erano stati schierati a Minneapolis. I loro raid hanno sconvolto la vita quotidiana della città, amministrata dal Partito democratico, con molti abitanti che si sono nascosti in casa per settimane per paura di essere arrestati, mentre migliaia di altri continuavano a manifestare.

Il movimento di protesta si era accentuato dopo l’uccisione da parte degli agenti federali di due cittadini statunitensi, Renee Good il 7 gennaio e Alex Pretti il 24 gennaio.

Homan ha precisato che rimarrà a Minneapolis “ancora per un po’” per supervisionare la fine dell’operazione e il ritiro degli agenti.

“Un contingente ristretto resterà sul posto per un certo periodo di tempo per chiudere definitivamente l’operazione e trasferire il comando alle autorità locali, nonché per garantire che le attività degli agitatori continuino a diminuire”, ha aggiunto, riferendosi ai manifestanti.

Il 4 febbraio Homan aveva già annunciato il ritiro immediato di 700 agenti.

“Oggi Minneapolis è più sicura perché abbiamo arrestato quattromila stranieri in situazione irregolare”, ha concluso.