L’iraniana Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace 2023, nuovamente incarcerata in Iran da quasi due mesi, è in sciopero della fame da tre giorni contro le condizioni della sua detenzione, ha riferito il 4 febbraio all’Afp l’avvocata che rappresenta la sua famiglia.
L’attivista per i diritti umani, 53 anni, chiede di poter “effettuare telefonate, ricevere visite e contattare i suoi avvocati in Iran”, ha dichiarato Chirinne Ardakani, che lavora a Parigi.
L’ultima telefonata alla famiglia risale al 14 dicembre, e i familiari hanno saputo dello sciopero della fame da un detenuto appena scarcerato, ha precisato Ardakani.
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Mohammadi è attualmente detenuta in isolamento nella prigione di Mashhad, nel nordest dell’Iran, dov’era stata arrestata il 12 dicembre insieme ad altri attivisti dopo aver preso la parola durante una cerimonia in ricordo dell’avvocato Khosrow Alikordi, trovato morto all’inizio del mese.
Era stata arrestata prima dell’inizio, alla fine di dicembre, di un’ondata di proteste antigovernative repressa nel sangue dalle autorità.
Secondo i sostenitori di Mohammadi, il divieto di effettuare telefonate è un tentativo di metterla a tacere.
L’ong Amnesty international aveva accusato le forze di sicurezza di aver maltrattato Mohammadi durante l’arresto, in particolare “picchiandola violentemente”.
Nell’ultima telefonata alla famiglia Mohammadi aveva riferito di aver ricevuto al momento dell’arresto “violenti e ripetuti colpi di manganello alla testa e al collo”, aggiungendo di essere stata portata due volte al pronto soccorso.
Mohammadi era già stata arrestata nel novembre 2021, ed era rimasta in prigione fino al rilascio per problemi polmonari nel dicembre 2024.
Nonostante i molti anni trascorsi dietro le sbarre, non ha mai smesso di lottare per i diritti umani e di chiedere la liberazione dei prigionieri politici.
I suoi due figli, che vivono a Parigi con il marito, e che non vede da più di dieci anni, avevano ricevuto la medaglia del Nobel per la pace a suo nome a Oslo nel 2023.