Il 16 gennaio un tribunale sudcoreano ha condannato l’ex presidente Yoon Suk-yeol a cinque anni di prigione per intralcio alla giustizia e abuso di potere nel primo di una serie di processi legati al suo tentativo d’introdurre la legge marziale nel dicembre 2024.

A poco più di un anno dal suo colpo di mano contro il parlamento, che aveva causato una grave crisi politica culminata con la sua destituzione, l’ex presidente di destra, 65 anni, ha ricevuto una pena inferiore ai dieci anni chiesti dalla procura.

Yoon deve affrontare altri sette processi, il più importante dei quali, per insurrezione, potrebbe costargli la pena di morte.

Il 16 gennaio il tribunale del distretto centrale di Seoul si è pronunciato su uno dei numerosi aspetti secondari della vicenda, in cui Yoon era accusato di aver escluso alcuni membri del governo da una riunione di preparazione della legge marziale e di aver impedito agli inquirenti di arrestarlo.

Secondo il presidente del tribunale, Baek Dae-hyun, Yoon ha abusato del suo potere usando i membri del servizio di sicurezza presidenziale come “guardie del corpo personali”, ostacolando così il suo arresto.

L’ex presidente si era barricato per settimane nella sua residenza di Seoul, riuscendo anche a sventare una prima operazione delle forze di sicurezza.

Era stato infine arrestato nel gennaio 2025 durante una seconda operazione durata diverse ore, diventando il primo presidente sudcoreano in carica a essere messo dietro le sbarre.

“Il presidente avrebbe avuto il dovere, più di chiunque altro, di rispettare la costituzione e lo stato di diritto”, ha affermato Baek.

Il 3 dicembre 2024 Yoon aveva proclamato la legge marziale, giustificandola con la necessità di “eliminare gli elementi ostili allo stato” e “proteggere il paese dalle minacce poste dalle forze comuniste nordcoreane”.

Poche ore dopo aveva ritirato il provvedimento su pressione delle forze politiche e di migliaia di manifestanti.

Era stato poi destituito dalla corte costituzionale nell’aprile 2025, dopo mesi di manifestazioni e di caos politico, aprendo la strada a elezioni presidenziali anticipate vinte dal leader dell’opposizione Lee Jae-myung.

Pochi giorni fa la procura sudcoreana aveva chiesto la pena di morte per Yoon nel processo principale, legato al tentativo d’introdurre la legge marziale.

Secondo la procura, l’ex presidente è responsabile di “un tentativo d’insurrezione, allo scopo d’instaurare una dittatura”.

La sentenza sarà emessa il 19 febbraio.

In Corea del Sud è ancora in vigore la pena di morte, anche se l’ultima esecuzione risale al 1997.

In un altro processo Yoon è accusato di aver provocato deliberatamente la Corea del Nord, con l’invio di droni su Pyongyang, nella speranza di suscitare una reazione del regime nordcoreano, che avrebbe giustificato l’imposizione della legge marziale.