“Questi dovrebbero essere tempi d’oro per il sesso”, diceva nel 2018 un articolo dell’Atlantic. La popolarità di applicazioni e siti per incontri, il facile accesso alla contraccezione e la normalizzazione di piaceri sessuali un tempo considerati “perversi” dovrebbero offrire ai giovani più opportunità di esplorare la propria sessualità.
Eppure i dati dicono altro: le ragazze e i ragazzi statunitensi oggi fanno meno sesso di prima, un fenomeno che l’Atlantic ha descritto con il termine sex recession (recessione sessuale). Nel 2019 anche il Washington Post parlava di una great american sex drought, una grande siccità del sesso, incolpando i giovani di “preferire i videogiochi ai corpi nudi veri”.
Un sondaggio condotto nel 2021 ha rivelato che quasi il 40 per cento dei cittadini californiani tra i 18 e i trent’anni non aveva avuto alcun partner sessuale l’anno precedente. Dal 1991 al 2017, la percentuale di studenti delle scuole superiori statunitensi che aveva avuto rapporti sessuali era scesa dal 54 al 40 per cento.
La situazione è simile in Europa. In Francia un grande rapporto del 2024 sulle abitudini sessuali dei cittadini mostra che la frequenza dei rapporti sessuali negli ultimi vent’anni è diminuita per tutti i gruppi d’età, mentre secondo un’indagine del 2023 molte coppie stabili di under 35 in Italia hanno quasi rinunciato al sesso.
Anche se questi cambiamenti sono giudicati spesso in modo negativo, un’analisi più approfondita fa emergere in realtà che il calo nell’attività sessuale tra i giovani si deve al cambiamento della definizione stessa di sessualità, che oggi include pratiche e realtà in passato inesistenti oppure guardate con diffidenza.
Un grande cambiamento è legato alla nascita di internet e alle sue implicazioni, come l’uso di siti e app d’incontri e la diffusione della pornografia. “I dispositivi elettronici che abbiamo in tasca contengono non solo un vasto universo di porno gratuito, ma anche app su cui è possibile organizzare sesso occasionale con la stessa efficienza di una consegna di burrito da DoorDash”, ha scritto il New Yorker in un recente articolo.
Anche se stanno attraversando un periodo di forte crisi, le app di incontri continuano a essere usate da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Eppure sono fondamentalmente inefficaci. Secondo il Financial Times, “gli esseri umani hanno gusti complessi; i dati su cui si basano molte app di incontri forniscono solo un’approssimazione di quello che qualcuno potrebbe trovare attraente, ed è ancora più difficile che il sentimento sia reciproco”.
L’Atlantic cita questa tra le principali ragioni della sex recession: “Esiste la percezione che le app facilitino il sesso occasionale con un’efficienza senza precedenti. In realtà, a meno che non siate eccezionalmente belli, la cosa che gli appuntamenti online sanno fare meglio è farvi perdere moltissimo tempo”.
Inoltre la diffusione della pornografia e dei sex toys come i vibratori, più rari qualche decennio fa, ha contribuito a normalizzare e favorire la masturbazione. Oggi i francesi si masturbano di più rispetto a vent’anni fa, e lo stesso succede negli Stati Uniti, dove tra il 1992 e il 2014 il numero di uomini che si masturbano almeno una volta a settimana è raddoppiato, mentre è triplicato tra le donne.
La comunità scientifica discute ancora sull’esistenza o meno della dipendenza dalla pornografia e del legame tra masturbazione e disfunzione erettile, ma è certo che più ci si masturba più il desiderio sessuale svanisce, soprattutto per gli uomini.
Questi sono solo alcuni dei motivi per cui i giovani fanno meno sesso, ma la lista è potenzialmente lunghissima e include un aumento della pressione sociale, genitoriale ed economica, oppure una (presunta) preferenza della hookup culture (sesso occasionale) a una relazione stabile.
La sex recession è reale ed è un fenomeno più o meno diffuso e dibattuto in gran parte dei paesi occidentali. È però anche vero che le persone oggi sono più soddisfatte delle loro vite sessuali.
Se da un lato i cambiamenti sociali e culturali hanno contribuito a una diminuzione delle coppie stabili e a un aumento di relazioni brevi e occasionali, dall’altro i giovani di oggi si sentono più liberi di esplorare la propria sessualità o di farne a meno del tutto.
In Francia la percentuale di donne tra i 18 e i 69 anni che fa sesso solo per soddisfare il proprio partner è in diminuzione dalla metà degli anni duemila. La demografa Armelle Andro ha detto a Le Monde che nonostante negli ultimi vent’anni la frequenza dei rapporti sessuali sia in calo, “la soddisfazione sessuale non diminuisce; al contrario, è in leggero aumento”.
L’emancipazione femminile, l’attenzione al piacere, il formarsi di una cultura del consenso e la crescente capacità di rifiutare relazioni tossiche e dinamiche dannose permettono di interpretare la recessione sessuale non necessariamente e solo come un calo del desiderio, ma anche come una scelta che libera il sesso dal dovere, una reazione a tutto quel brutto sesso che secondo l’Atlantic in realtà non avremmo mai voluto fare.
“Ogni generazione deve convivere con una paura collettiva”, scrive il New York Magazine. Per i millennials era il troppo sesso. Per la gen Z è non farne abbastanza. Ma quello che conta, secondo il settimanale, non è la quantità di rapporti sessuali che hanno i giovani: l’importante è che la loro vita sessuale sia soddisfacente e rispettosa. “Per la maggior parte di noi, il sesso è una parte fondamentale dell’essere umano. Quando diventa una trappola, nessuno di noi è libero”.
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