Il verdetto può sembrare “a prima vista irritante”, ha detto il presidente della corte costituzionale tedesca Andreas Voßkuhle prima di sganciare la bomba: il programma con cui a partire dal 2015 la Banca centrale europea (Bce) ha acquistato titoli di stato per un valore di migliaia di miliardi di euro è in parte contrario alla costituzione tedesca. La sentenza è clamorosa. Gli acquisti di titoli hanno tenuto bassi i tassi d’interesse negli ultimi anni, assicurando che l’economia continuasse a girare. Recentemente, di fronte alla più grave crisi economica dal dopoguerra, la Bce ha lanciato un altro programma simile.
Ci si potrebbe chiedere perché ora la corte abbia deciso di minare un aiuto così importante per le banche centrali. Ma forse è un dubbio ingiustificato: dopo tutto è compito della corte esaminare le questioni di costituzionalità. La sentenza però appare irritante anche a una lettura più attenta. I giudici accusano le banche centrali di non aver considerato gli effetti collaterali del programma, cioè le conseguenze dei bassissimi tassi d’interesse per gli azionisti, i proprietari, i risparmiatori e le aziende. Come se queste cose non fossero state discusse per anni nel consiglio direttivo della Bce. Secondo alcuni, come l’allora presidente Mario Draghi, l’obiettivo di una politica monetaria efficace era così importante da giustificare gli effetti collaterali. Altri, come il presidente della banca centrale tedesca Jens Weidmann, non erano d’accordo. La sentenza quindi è soprattutto politica: la corte ha preso posizione nella disputa e ha chiesto che la Bce sia sottoposta a un maggiore controllo da parte della politica tedesca. È abbastanza presuntuoso se si considera che l’eurozona è fatta di 19 stati. Ed è anche un attacco all’indipendenza dell’istituto.
I giudici non hanno voluto fermare completamente gli acquisti, come avrebbero potuto fare con una sentenza più dura. Questo avrebbe portato prima o poi alla fine dell’unione monetaria. Quello che resta è una prova di forza nei confronti della Bce, che ora sarà costretta a mettere per iscritto gli effetti collaterali del programma. Non è chiaro chi ci guadagnerà alla fine. Di certo non i risparmiatori tedeschi. ◆ gac
i. ◆ ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1357 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati