Ecco cosa accadrà nel Belpaese quando, dopo una campagna così persuasiva da far capitolare anche i no-vax, avrà luogo la vaccinazione. Senza sosta, nei luoghi lindi prescelti con lungimiranza dalle autorità o, se necessario, a domicilio, tutti offriremo il braccio all’ago di operatori solerti. Daremo la precedenza al personale sanitario e ai lavoratori dei servizi essenziali, ai soggetti fragili secondo il grado di fragilità, agli anziani partendo da quelli più carichi d’anni anche se sono in prigione. Ci sarà una gara di cortesia. Chiunque si trovi in alto nelle numerose gerarchie di piccoli e grandi poteri disdegnerà ogni trattamento di favore e, come si addice a chi comanda, si porrà ultimo tra gli ultimi. Se qualche maleducato ci sarà, basterà un’occhiata perché avvampi di vergogna. Vaccinarsi, insomma, non diventerà una delle tante prove di sopravvivenza in luoghi desolati, vecchi e malati al freddo per ore, file lunghe bruscamente bloccate o dalla carenza di vaccino o dal suo losco imboscamento. Né saranno vaccinati subito, misteriosamente, calciatori, conduttori e star televisive, capitani d’industria, gli alti gradi di qualsiasi corpo, i politici fino all’ultimo peone, nonché i loro parenti, amici e amici di amici dai sei anni ai cento, e guai a chi protesta. Andrà così, se la befana inaugurerà un bel paese. Invece sta peggiorando quello brutto.

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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati