Al contrario del fedele adattamento realizzato da Luchino Visconti nel 1967, Ozon offre una versione aggiornata, intelligente e sensibile del romanzo di Albert Camus, su cui aleggia un’eco del razzismo persistente nella storia recente, inserendo dettagli e reinterpretazioni che aggiungono una dimensione politica al concetto di “straniero” senza alleggerirne il peso filosofico. Abituato a esplorare le torbide profondità dei suoi personaggi, Ozon infonde a Meursault (Voisin) un’ambiguità misteriosa e con una straordinaria fotografia in bianco e nero, ricca di ombre ma anche di luci accecanti, il regista trasforma il romanzo in un film di radiosa sensualità. Il cast è composto da attori impeccabili di cui Ozon enfatizza la presenza fisica sullo schermo.
Boris Bastide, Le Monde
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati