Marie Darrieussecq (Eric Fougere, Corbis/Getty)

Marie Darrieussecq ha cominciato la sua carriera letteraria nel 1996, molto giovane, con un primo romanzo, Troismi (Guanda 1996), che raccontava la metamorfosi di una donna in scrofa e il libro ebbe un notevole successo. Da allora ha pubblicato un romanzo all’anno. Darrieussecq ha una scrittura facile, talvolta perfino troppo. Ma non è il caso di questo libro, che ha uno stile sbalorditivo. Piccoli paragrafi, nessun capitolo, solo due parti che raccontano la storia incrociata delle due eroine, amiche per la pelle, Rose e Solange, e della loro banda. Il romanzo è diviso in due sezioni: “Dal punto di vista di Rose” e “Dal punto di vista di Solange”. Facendo un po’ di psicoanalisi da quattro soldi, si può immaginare che ciascuna incarni una parte dell’autrice, che all’inizio pensa di riconoscersi in Rose e poi sempre più in Solange. Il lasso di vita delle due donne raccontato qui va dai loro quindici anni a quella che viene chiamata età adulta, intorno ai quarant’anni, seguendo l’evoluzione della società. All’inizio siamo in una provincia basca, poi a Parigi, a Londra, quindi si vola a Holly­wood per il gran finale. Senza svelare la trama, fin dalle prime pagine si capisce che Solange è quella che nella vita parte male: rimane incinta a quindici anni di un bambino di cui non vuole sentir parlare e che avrà, in seguito, difficoltà a parlare e perfino a pensare. Alla fine lo affida a sua madre, smarrita quasi quanto la figlia, che lo registrerà all’anagrafe con il nome di Thierry, quello del figlio morto prima di Solange. La ragazza può così tornare al liceo e ritrovare la sua banda, tra cui Rose che la aspetta senza troppo slancio. Esce di scena Thierry, che ritroveremo brevemente all’età di quindici anni a Los Angeles, in smoking, al grande ricevimento offerto da sua madre (diventata nel frattempo una starlette di serie tv). L’occasione è una proiezione alla quale ha invitato a caro prezzo tutta la sua vecchia banda, compresa sua madre e suo figlio. È un attimo di gloria effimera di Solange che permette almeno alle due amiche di rivedersi dopo tanti anni. In Fabbricare una donna è proprio questa lettura incrociata a funzionare meravigliosamente, soprattutto quando i punti di vista delle due amiche risultano così tragicomicamente diversi. Geneviève Delaisi de Parseval, Libération

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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati