Con un lungometraggio in tre parti che mostra tre famiglie in altrettanti paesi mentre affrontano momenti completamente diversi, l’eroe del cinema indipendente si rivolge ai legami familiari trovandoli fragili e incerti nonostante la loro pretesa di solidità. Un esperimento testuale che suggerisce, in modo quasi scientifico, l’universalità di tutte le famiglie nonostante le loro differenze, anche estetiche. In una visione malinconica di sconnessione e incomprensione, c’è comunque una punta di ironico ottimismo.
Richard Brody, The New Yorker
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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati