Tyler, the Creator (Columbia)

Senza clamore e senza farsi attendere a lungo, Tyler, the Creator ha pubblicato a sorpresa il suo nono album in studio, Don’t tap the glass, nelle prime ore del 21 luglio. Il disco, composto da dieci brani, segue il visionario Chromakopia del 2024. Se in quel lavoro esplorava identità passate e la fragilità del successo, qui Tyler si toglie le maschere e abbraccia un’estasi liberatoria. “Si tratta solo di essere di nuovo me stesso. Più forte, più libero. Questo disco non è fatto per stare fermi: ballare, guidare, correre. Qualsiasi movimento aiuta a coglierne lo spirito”, ha spiegato. Il progetto nasce come risposta al piacere istantaneo filtrato dagli schermi. Conserva un conflitto interiore, ma l’album si muove tra euforia e libertà, lungo il continuum della musica nera da club. Dai sintetizzatori di Big Poe, che rievoca Busta Rhymes e Pharrell, all’odissea soul Sucka free che richiama Marvin Gaye, fino al funk elegante di Ring ring ring, ogni pezzo è un viaggio. Don’t tap the glass rifiuta la serietà per un’esplosione di colore e corpo in movimento. Con il brano finale, Tell me what it is, Tyler torna all’introspezione, lasciando tutto in sospeso. Ma una cosa è chiara: questo disco è un rientro al punto di partenza. E il divertimento è assicurato.
Shahzaib Hussain, Clash

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Questo articolo è uscito sul numero 1624 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati