“L’Africa non può essere e non sarà il banco di prova di nessun vaccino”, dichiarava all’inizio di aprile il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus. Rispondeva a due medici francesi che, nel corso di una trasmissione televisiva, avevano suggerito di condurre i test sui vaccini nel continente africano. “Se posso essere provocatorio, non dovremmo fare questo studio in Africa, dove non ci sono mascherine, trattamenti, terapie intensive?”, aveva detto uno dei due.
Tedros ha fatto bene a condannare duramente le loro parole. C’è una lunga e brutta storia di razzismo medico sul continente e troppo spesso gli africani sono stati usati come cavie per farmaci sperimentali. Ma se i leader africani sono stati tempestivi nel condannare la proposta dei due francesi, allo stesso modo dovrebbero alzare la voce quando uno di loro agisce in modo sconsiderato. Il presidente del Madagascar, Andry Rajoelina, sostiene di aver trovato una cura contro il nuovo coronavirus, e molti altri capi di stato africani gli credono. Si tratta di una bevanda a base di erbe chiamata Covid-Organics, che contiene anche l’Artemisia annua, una pianta usata contro la malaria. Oltre ad aver inviato tonnellate di Covid-Organics in Guinea Equatoriale, Guinea-Bissau e in Liberia, Rajoelina sta distribuendo la sua “cura” ai cittadini più poveri e vulnerabili. Questo preparato, però, non è stato sottoposto a test clinici rigorosi, e il presidente malgascio starebbe infrangendo la costituzione del suo paese, che all’articolo 8 stabilisce che “è vietato sottoporre una persona a un esperimento medico o scientifico senza il suo libero consenso”. Una delle poche istituzioni africane ad aver preso le distanze è la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale, che pur riconoscendo l’importanza della medicina tradizionale ha detto di voler adottare solo prodotti validati da uno studio scientifico. Per l’Oms questa cura non risponde ai requisiti minimi di qualità, sicurezza ed efficacia.
Non sappiamo se la bevanda è utile né che effetti collaterali abbia. Ma la cosa ancora più grave è che l’attenzione su questo presunto rimedio potrebbe spingere i politici a trascurare altre misure, realmente efficaci: il distanziamento sociale, i test, il tracciamento dei contagi e l’isolamento delle persone infettate. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1358 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati