L’Italia è stata la prima democrazia occidentale a essere colpita dal virus ed è probabile che nelle prossime settimane sarà lei a indicare la strada da seguire per eliminare le severe limitazioni imposte alla libertà personale e all’attività industriale.
Le scuole sono chiuse e i bambini non possono giocare nei parchi. Si può camminare all’aperto a non più di duecento metri da casa e sono permessi solo gli spostamenti strettamente necessari. La strategia è insistere con le misure che stanno rallentando il contagio. I provvedimenti resteranno in vigore fino a quando non diminuiranno i nuovi casi.
Tuttavia le autorità stanno cercando di capire come gestire gli spostamenti sui servizi pubblici, la riapertura dei negozi e il rilancio dell’industria, mantenendo il distanziamento sociale. La cosiddetta fase due è descritta come una prudente riapertura durante la quale la società continuerà a convivere con il virus fino a quando non sarà disponibile un vaccino, probabilmente non prima di un anno.
Il 10 aprile il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha prolungato fino al 3 maggio il blocco, che riguarderà anche le industrie non essenziali. “Spero che dopo quella data”, ha dichiarato, “si possa ripartire con cautela e con qualche gradualità, ma ripartire”.
Analisi degli anticorpi
Una commissione tecnica che collabora con il governo sta cercando di aumentare i test per rilevare il virus, così da avere un quadro dell’effettiva diffusione del contagio in Italia prima di allentare il blocco. Inoltre una onlus medico-scientifica ha sviluppato un’applicazione, il cui uso sarà volontario, per permettere alla protezione civile di tracciare in tempo reale i movimenti delle persone positive al virus. “In questo modo potremo aumentare la libertà di movimento”, spiega Walter Ricciardi, componente del comitato esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità e consulente del ministro della salute Roberto Speranza. La tecnologia alla base dell’applicazione esiste già, ma le autorità italiane stanno esaminando alcuni dettagli tecnici. Gli italiani lavorano in collaborazione con gli altri paesi europei per adottare un sistema comune che possa ripristinare la libertà di movimento tra i paesi dell’Unione. I sostenitori dell’iniziativa ribadiscono che sarà garantito l’anonimato e la protezione dei dati personali.
Le regioni italiane più colpite stanno valutando la possibilità di creare patenti d’immunità basate sull’analisi degli anticorpi, che però non si sono dimostrate del tutto affidabili. “Le analisi del sangue ci dicono solo se una persona è entrata in contatto con il virus” e non se il soggetto è realmente immune, spiega Andrea Crisanti, il virologo dell’università di Padova che si occupa del coordinamento nella risposta al virus in Veneto. Crisanti sottolinea che i test non indicano se gli anticorpi sono attivi, quale sia la loro quantità o per quanto tempo potrebbero durare: “A livello sociale le analisi del sangue ci permetterebbero di capire fino a che punto il virus si è diffuso nei diversi segmenti della popolazione e nelle diverse aree geografiche, dove a quel punto potremmo verificare se il virus è effettivamente attivo. Siamo ancora molto lontani dai passaporti per gli immunizzati”.
La Lombardia ha introdotto l’obbligo di indossare le mascherine per chiunque esca dalla propria abitazione, ma chi non trova le mascherine può usare anche una sciarpa. In Veneto sono state distribuite mascherine alla maggior parte delle famiglie e sono obbligatorie nei supermercati e sui mezzi pubblici. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala sta valutando la possibilità di far tornare al lavoro prima i più giovani, perché meno esposti al virus.
Intanto le autorità sanitarie ripetono che la fase della riapertura potrebbe essere la più rischiosa. “Le pandemie hanno la caratteristica di muoversi a ondate. Di solito la seconda ondata è più pericolosa della prima, perché a quel punto è stata abbassata la guardia. Le persone pensano di poter tornare alla normalità e arriva un colpo più duro”, spiega Ricciardi. “Dobbiamo essere prudenti e non vanificare tutti i sacrifici fatti finora”. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1354 di Internazionale, a pagina 21. Compra questo numero | Abbonati