Il 12 febbraio il Cremlino ha confermato che l’applicazione di messaggistica WhatsApp, molto popolare in Russia, è stata bloccata a causa della sua “riluttanza a rispettare la legge russa”, in un momento in cui Mosca sta cercando d’imporre l’uso di un’applicazione locale più facile da controllare.
“Posso confermare il blocco di WhatsApp a causa della sua riluttanza a rispettare la legge russa”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.
Peskov ha invitato i cittadini a usare in alternativa l’applicazione russa Max, lanciata nel 2025.
La sera dell’11 febbraio WhatsApp, di proprietà dell’azienda statunitense Meta, aveva denunciato sul social network X un tentativo del governo russo di bloccarla “per spingere le persone verso un’applicazione statale di sorveglianza”.
“Privare più di cento milioni di utenti della possibilità di usare un sistema di comunicazione privato e sicuro è un grosso passo indietro per la Russia”, aveva aggiunto.
Strumento di sorveglianza
Pochi giorni fa il Roskomnadzor, l’agenzia federale per le comunicazioni, aveva già imposto delle restrizioni al servizio di messaggistica Telegram, accusandolo di violare la legge russa.
Telegram, fondato dall’imprenditore russo Pavel Durov, ma con sede a Dubai, è uno dei due servizi di messaggistica più popolari in Russia, insieme a WhatsApp.
Al momento l’applicazione di messaggistica Max è molto meno popolare. Creata dall’azienda russa dei social network Vk, è definita una super-applicazione perché dà anche accesso ai servizi dell’amministrazione.
Tuttavia, Max non dispone di un sistema di crittografia end-to-end delle conversazioni, e potrebbe quindi essere usata dalle autorità come strumento di sorveglianza.
L’estate scorsa la Russia aveva già vietato agli utenti di effettuare chiamate su Telegram e WhatsApp.