Il Bharatiya janata party (Bjp), partito ultranazionalista del primo ministro indiano Narendra Modi, ha la strada spianata verso le elezioni generali del 2029 dopo il risultato storico ottenuto nella più importante delle quattro sfide statali che si sono svolte ad aprile e i cui esiti sono arrivati il 4 maggio.
Il Bengala occidentale, il quarto stato più importante in termini di equilibri nel parlamento centrale (l’assemblea statale manda 16 deputati a New Delhi), era un bastione dell’opposizione a Modi e alla sua ideologia estremista; e Mamata Banerjee, che ha governato lo stato negli ultimi quindici anni, era la più schietta detrattrice del primo ministro. Conquistato il Bengala Occidentale, si diceva alla vigilia del voto, il Bjp può vincere ovunque.
E così è stato. Un ribaltone epocale a cui sono seguiti disordini e violenze. Un assistente di Suvendu Adhikari, leader del Bjp nel Bengala Occidentale che ieri si è insediato a capo del governo statale, è stato freddato nella sua auto da due uomini in motocicletta in un omicidio molto probabilmente premeditato.
Adhikari è stato per molto tempo uno strettissimo collaboratore di Mamata Banerjee nel Trinamool congress fino a quando, nel 2020, è passato al Bjp dopo anni di tensioni con il partito legati a una vicenda di sospetta corruzione. In un certo senso Adhikari incarna la parabola politica che sta vivendo il Bengala Occidentale, conquistato da una forza politica che era sempre stata marginale.
Attacco ai musulmani
Il voto era stato preceduto da forti polemiche per una revisione dei registri elettorali che ha di fatto escluso nove milioni di elettori (più del 10 per cento dell’elettorato), per la maggior parte musulmani (che nello stato sono il 30 per cento della popolazione) e appartenenti ad altre minoranze che tradizionalmente non votano per il partito indù.
Samanth Subramanian, direttore di Equator, sui risultati elettorali ha intervistato il politologo Neelanjan Sircar, dell’università di Ahmedabad, che dice: “Sembra effettivamente che i musulmani siano stati presi di mira in modo sproporzionato da questa operazione, e talvolta in circoscrizioni dove questo avrebbe potuto influire sull’esito elettorale. Ma c’è dell’altro: ho trascorso parecchio tempo lavorando in zone a maggioranza musulmana che sono state duramente colpite da questo processo. E la politica intesa in senso stretto – la politica elettorale, chi vince, chi perde – è l’ultima cosa che passa per la testa della gente. Per loro, questo influisce su come vengono visti come cittadini: se saranno arrestati, se riceveranno il sussidio. È una questione esistenziale. Quindi è diventato difficile per il Trinamool mobilitarli come elettori”.
Il partito del Congress, la principale forza all’opposizione, raccoglie sempre più voti tra i musulmani ma non riesce a sollevarsi da una crisi cominciata nel 2014, con l’arrivo di Modi al governo. Ora il Bjp governa nel 70 per cento degli stati della federazione indiana e si avvia verso l’obiettivo dichiarato dal primo ministro nazionalista durante la prima campagna elettorale nazionale dodici anni fa: “Un’India senza partito del Congress”.
Per tutti gli oppositori del Bjp, dice ancora Sircar, “la sconfitta nel Bengala Occidentale rappresenta un duro colpo a quella che è considerata la linea di difesa contro il nazionalismo indù”.
Questo testo è tratto dalla newsletter In Asia.
|
Iscriviti a In Asia |
Cosa succede in Asia e nel Pacifico. A cura di Junko Terao. Ogni sabato.
|
| Iscriviti |
|
Iscriviti a In Asia
|
|
Cosa succede in Asia e nel Pacifico. A cura di Junko Terao. Ogni sabato.
|
| Iscriviti |
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it