Quando, nel 2017, ha deciso di sperimentare per due anni il reddito di cittadinanza, la Finlandia ha avuto gli occhi di tutto il mondo puntati addosso. All’epoca era un tema molto discusso. Se n’era parlato anche in Svizzera, dove nel 2016 una proposta simile era stata bocciata da un referendum. La Finlandia è stata così il primo paese del mondo a sperimentare il reddito di base pagato dallo stato, obbligando un gruppo di “cavie” estratte a sorte a partecipare al test. Ma il numero dei partecipanti è stato molto più basso di quello previsto all’inizio: invece di diecimila, alla fine sono state coinvolte solo duemila persone, tutti disoccupati registrati nelle liste di collocamento. In origine, invece, il progetto doveva includere anche i lavoratori con stipendi bassi.

All’inizio del 2019 era stato pubblicato un rapporto intermedio con i risultati del primo anno dell’esperimento, mentre il 6 maggio scorso il Kela, l’agenzia finlandese di previdenza sociale responsabile della pianificazione e dell’attuazione del progetto, ha presentato il bilancio finale. Il documento conferma quello che alcuni già sospettavano: se le persone coinvolte nell’esperimento si sono dichiarate generalmente più soddisfatte della loro situazione personale e hanno espresso maggiore fiducia nel futuro e nello stato, il reddito di base non ha contribuito più dell’attuale sistema di sussidi al rapido reinserimento dei disoccupati nel mercato del lavoro. La morale della favola è che le persone coinvolte erano più soddisfatte, ma lo stato non aveva raggiunto l’obiettivo che sperava di ottenere con il programma: far diventare contribuenti i disoccupati che ricevono i sussidi.

Helsinki, Finlandia (Roni Rekomaa, Bloomberg/Getty)

Tuttavia, la validità generale del progetto è stata condizionata da alcuni fattori. Il governo di Juha Sipilä, il premier che nel 2017 aveva lanciato l’esperimento, aveva deciso di interrompere il progetto pilota fin da subito. Senza aspettare i primi risultati concreti, all’inizio del 2018 aveva inoltre modificato in senso restrittivo i requisiti per ottenere i sussidi di disoccupazione, nel tentativo di stimolare le persone rimaste senza lavoro a trovare un nuovo impiego. Con queste nuove misure, gli anni 2017 e 2018 non erano più comparabili per cercare di capire gli effetti del reddito di base sul campione di disoccupati.

Cambiamento duraturo

Da subito l’esperimento era stato criticato per la sua durata troppo breve e la sua base troppo ristretta. Durante la presentazione del rapporto finale Minna Ylikännö, direttrice del gruppo di ricerca del Kela, ha detto che, sulla base dei dati disponibili, è impossibile stabilire se il reddito di base possa portare a un cambiamento duraturo e sostenibile nei comportamenti della popolazione. Resta da verificare se la “migliorata percezione della vita” delle persone coinvolte avrà una ricaduta positiva sulla salute dei cittadini.

Da sapere
Più sicurezza economica
fonte: kela

Alla luce dei problemi dell’esperimento, noti fin dall’inizio, qualcuno si è chiesto cosa volesse davvero ottenere il governo finlandese. Di sicuro era chiaro cosa non gli interessava: un esperimento sociale utopico per garantire a tutti i mezzi di sussistenza. Il contributo di 560 euro netti non sarebbe mai stato sufficiente per quello scopo. Helsinki cercava piuttosto un modello efficace per semplificare il complesso ed esteso sistema degli aiuti sociali finlandesi. A uscirne avvantaggiato doveva essere soprattutto lo stato, che si aspettava effetti positivi sul mercato del lavoro e una riduzione del suo imponente apparato burocratico. L’amministrazione finlandese è sempre stata chiara su questo punto, ma l’obiettivo dell’esperimento è stato spesso frainteso dai mezzi d’informazione stranieri. Il governo sapeva fin dall’inizio che un reddito di base sufficiente al sostentamento sarebbe stato troppo pesante per il bilancio pubblico e, quando si è reso conto che l’esperimento non stava producendo i risultati sperati, ha cambiato direzione in corsa. Per i ricercatori sociali, che si aspettavano più dati dal progetto pilota, è stata una sconfitta.

Da sapere
Un’imposta negativa

◆ Le misure di distanziamento sociale che hanno fatto aumentare la disoccupazione in tutto il mondo, distruggendo milioni di posti di lavoro, hanno riportato al centro del dibattito pubblico il concetto di reddito di base. Perfino in Finlandia, dove c’è uno stato sociale tradizionalmente solido, la crisi scatenata dalla pandemia di covid-19 ha sopraffatto il sistema di sussidi ai disoccupati. Alcuni economisti, tra cui il nobel Angus Deaton, sostengono che una qualche forma di reddito di base potrebbe aiutare a ridurre le disparità di reddito, una delle principali cause di destabilizzazione delle società contemporanee. Il governo spagnolo ha proposto il reddito di base per i cittadini più poveri. A maggio entra in vigore un programma di cui dovrebbero beneficiare circa tre milioni i persone. La prima ministra finlandese Sanna Marin non ha intenzione di riproporre il reddito di base. La sua coalizione, invece, è favorevole a un’imposta negativa sui redditi, in base alla quale chi guadagna poco smette di pagare tasse e riceve aiuti dallo stato.**
****Bloomberg Businessweek, Reuters**


L’esperimento finlandese sul reddito di base garantito ha avuto vita breve, ma la pandemia di covid-19 potrebbe renderlo nuovamente interessante. All’origine del progetto c’era anche il timore che nel medio periodo l’automazione industriale avrebbe fatto sparire molti lavori. Nessuno si aspettava che un virus avrebbe paralizzato interi settori economici da un giorno all’altro, dipingendo scenari spaventosi per il futuro.

Secondo Ylikännö, se i partecipanti al test si sono sentiti psicologicamente più stabili è anche perché non hanno avuto troppo a che fare con la burocrazia in una situazione di stress. Questa considerazione potrebbe assumere un nuovo significato nel contesto determinato dall’emergenza della pandemia. Per la ministra degli affari sociali Aino-Kaisa Pekonen, il progetto pilota fornisce comunque spunti di riflessione per la necessaria revisione del complicato sistema di sussidi finlandese. ◆ nv

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Questo articolo è uscito sul numero 1358 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati