Desplechin ammise scherzosamente di aver realizzato La vita dei morti per sparlare della sua famiglia, La sentinelle per sparlare del suo paese e Comment je me suis disputé… per sparlare delle sue ex. Con questo brillante saggio/racconto di formazione, il virtuoso della confessione mascherata getta la maschera, compie un atto di fede nel cinema e racconta la metamorfosi da spettatore che era in regista. Il testo è bellissimo, il montaggio è agile, mentre il cappio si stringe attorno a Shoah di Claude Lanzmann.
Sophie Grassin, Le NouvelObs

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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati