È il film più stupido di Fennell, ma in senso buono, perché è anche il suo migliore. La regista britannica ha un talento per cogliere l’attimo, ma l’incisività tematica non è il suo forte. Una donna promettente crolla sotto il peso dei suoi tentativi di scavare nella rabbia per un mondo che banalizza lo stupro. Saltburn è una raccolta di immagini deliranti che aspiravano incoerentemente a una critica del classismo. “Cime tempestose” si libera dal peso di dire qualcosa di significativo come si farebbe con un mantello pesante quando spunta il sole. La visione di Fennell sembra quella di una liceale che deve leggere in classe il romanzo di Emily Brontë, mentre a casa l’aspetta una pila di romanzi indecenti. È tutto delizioso, ma sicuramente ci farà venire il mal di pancia. Al centro di tutto ci sono Robbie ed Elordi. L’attore se la cava bene, ma il suo è il compito più facile. Più che un personaggio, il suo Heathcliff è l’incarnazione di una decina di desideri contrastanti. Robbie è un po’ troppo delicata con Cathy, autoritaria e vendicativa ma solo fino a un certo punto, perché il film ha bisogno che lei sia una martire.
Alison Willmore, Vulture

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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati