La notte del 14 dicembre 1977 tre piloti fecero volare un aereo per più di un’ora sopra l’oceano Atlantico. Sul registro tecnico compilato al decollo dichiararono che non c’erano passeggeri, ma non era vero: sul pavimento della cabina posteriore c’erano otto donne e quattro uomini, che erano stati drogati, torturati e avevano perso conoscenza. Quella notte furono tutti gettati in mare dal retro dell’aereo, precipitando per migliaia di metri. I loro corpi riaffiorarono qualche giorno dopo su una spiaggia a circa trecento chilometri da Buenos Aires. Furono sepolti senza nome e identificati solo nel 2005, grazie al lavoro degli antropologi forensi. Tra loro c’erano le suore francesi Alice Domon e Léonie Duquet, e Azucena Villaflor, fondatrice delle Madri di plaza de Mayo, l’associazione formata dalle madri dei desaparecidos.

I cosiddetti voli della morte furono regolarmente usati durante la dittatura militare argentina, al potere tra il 1976 e il 1983, per eliminare gli oppositori politici. “Quando sono stato per la prima volta in Argentina, vent’anni fa, questa storia mi ossessionava”, dice il fotografo Giancarlo Ceraudo. “Andavo in giro a chiedere a tutti: ‘Dove sono quegli aerei?’ Ma nessuno lo sapeva”.

Per trovare delle risposte Ceraudo ha cominciato il progetto Destino final, durato più di vent’anni e realizzato in parte insieme alla giornalista argentina Miriam Lewin, sopravvissuta alla Escuela de mecánica de la armada (Esma), la scuola della marina militare di Buenos Aires, usata dalla giunta militare come centro di detenzione e tortura. Grazie alle loro indagini nel 2010 hanno scoperto che due aerei Skyvan usati per i voli della morte erano stati abbattuti durante la guerra delle Malvine (Falkland), altri tre erano stati venduti, e uno solo era integro.

Destinazione finale

Lo Skyvan PA-51 si trovava a Fort Lauderdale, in Florida. Apparteneva a un’azienda di trasporti che fa consegne alle Bahamas. All’interno dell’aereo Ceraudo e Lewin hanno trovato i piani di volo, con i luoghi di partenza e arrivo e i nomi dei tre piloti. “Era la prima volta che qualcuno aveva accesso a un documento di questo tipo”, dice Ceraudo. “L’abbiamo fatto decifrare a Enrique Piñeyro, un pilota di lungo corso che ha individuato anomalie di durata, origine, destinazione e data dei voli”. Incrociando diversi dettagli è stato possibile dichiarare che quello era l’aereo usato la notte del 14 dicembre 1977.

Il fratello di Patricia Oviedo, una delle dodici vittime del volo del 14 dicembre 1977, mostra la foto della sorella, davanti all’aereo, il 26 giugno 2023.
Aty Alemida, una delle Madri di plaza de Mayo e Miriam Lewin durante l’atterraggio dello Skyvan PA-51 a Buenos Aires, il 24 giugno 2023.

I piani di volo sono stati consegnati alla giustizia nel dicembre 2009 e nel 2017 hanno permesso di condannare due dei piloti, Mario Daniel Arru e Alejandro Domingo D’Agostino, per crimini contro l’umanità. Il terzo pilota citato nel registro di volo, Enrique José De Saint Georges, è morto per cause naturali in attesa della sentenza.

L’interno dello Skyvan, aprile 2013.
La manovella da cui si apriva la porta posteriore dell’aereo, azionata solo dopo l’ordine del comandante, aprile 2013.

Nel 2023, su richiesta dei familiari delle vittime, il ministero dell’economia argentino ha acquistato l’aereo e ne ha organizzato il trasferimento dagli Stati Uniti. Il 24 giugno è atterrato all’aeroporto di Buenos Aires e sarà esposto nel museo della memoria allestito nell’Esma, oggi patrimonio dell’Unesco: “Quell’aereo è il simbolo di tutti i voli della morte che hanno messo a tacere i desaparecidos”, ha detto Ceraudo. ◆

Il funerale di Horacio Bua, un desaparecido, novembre 2007. I familiari hanno potuto seppellirlo grazie al lavoro degli antropologi forensi che hanno ritrovato e identificato il corpo nel 2005.
Il volto di una desaparecida, in una foto affissa sui muri dell’Esma, settembre 2022.
Miriam Lewin fotografata nel centro di detenzione Virrey Cevallos, dove è stata tenuta per circa un anno prima di essere trasferita all’Esma, settembre 2010.
Vera Vigevani Jarach è un’attivista e giornalista italiana che vive in Argentina. Di origine ebraica, si era rifugiata in Argentina nel 1939 per sfuggire alle leggi razziali fasciste. È entrata nell’associazione delle Madri di plaza de Mayo dopo la morte della figlia Franca Jarach negli anni della dittatura militare. Nella foto getta un fiore nel rio de la Plata in omaggio alle vittime dei voli della morte, novembre 2007.
Da sapere
Il libro e la mostra

◆ Il progetto Destino final è stato realizzato dal fotografo italiano Giancarlo Ceraudo. Hanno collaborato anche la giornalista argentina Miriam Lewin, un’ex desaparecida, ed Enrique Pineyro, un ex pilota e produttore cinematografico argentino di origini italiane. Il lavoro è diventato un libro nel 2017, pubblicato dalla casa editrice Schilt. E nell’estate del 2023 è stato esposto al Centro cultural Kirchner di Buenos Aires, in Argentina.


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Questo articolo è uscito sul numero 1533 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati